Crescita o sviluppo: il fatturato non è un obiettivo | INAALTO

Tabella dei Contenuti

DA OBIETTIVO A STRATEGIA

Un’azienda può aumentare il fatturato del 50% e uscirne più fragile di prima: reddito dimezzato, punto di pareggio quasi raddoppiato. Succede più spesso di quanto si creda, e quasi sempre a chi sta lavorando di più.

LA DIFFERENZA TRA CRESCITA E SVILUPPO

Crescere significa aumentare una dimensione: più fatturato, più clienti, più persone, più metri quadri. Svilupparsi significa migliorare le relazioni tra le dimensioni: più margine per ogni euro fatturato, più valore per ogni cliente servito, meno dipendenza da un singolo canale o da un singolo committente.

Sono due cose diverse e non arrivano insieme. Un’impresa che cresce senza svilupparsi diventa più grande e più fragile: aumenta i volumi mentre i margini si assottigliano, assume per gestire una complessità che non ha scelto, e si trova a lavorare molto di più per guadagnare uguale.

IL FATTURATO È CRESCIUTO. E ALLORA PERCHÉ LA CASSA È PIÙ TESA DI PRIMA?

È la domanda che sentiamo più spesso, e quasi sempre arriva accompagnata da un sospetto: che ci sia qualcosa che non si sta vedendo.

C’è, e non è un errore di gestione. È una conseguenza aritmetica di come è stata ottenuta la crescita. Quando l’unico obiettivo è vendere di più, ogni leva disponibile viene usata: si concede uno sconto per chiudere, si accetta una commessa fuori standard, si allunga la dilazione a un cliente importante, si aggiunge una referenza per non perdere un ordine.

Ciascuna di queste decisioni, presa da sola, è ragionevole. Prese insieme e ripetute per due anni, spostano l’azienda in un punto che nessuno ha scelto.

COME SI FA A FATTURARE IL 50% IN PIÙ E DIVENTARE PIÙ FRAGILI

Un esempio con numeri semplici, per mostrare il meccanismo. Non è un caso reale: è l’aritmetica che sta sotto a molti casi reali

 

Anno 1

Anno 3

Fatturato

2.000.000 €

3.000.000 €

Costi variabili

1.400.000 €

2.340.000 €

Margine di contribuzione

600.000 € (30%)

660.000 € (22%)

Costi fissi

400.000 €

560.000 €

Reddito operativo

200.000 €

100.000 €

Punto di pareggio

1.333.000 €

2.545.000 €

Margine di sicurezza

33%

15%

Grado di leva operativa

3,0

6,6

Il fatturato è cresciuto del 50%. Il margine di contribuzione in valore assoluto è cresciuto: 600.000 contro 660.000 euro. Qualcosa si è guadagnato. Ma per sostenere quel volume sono servite persone in più, più spazio e più scorte, e i costi fissi sono saliti del 40%.

Il reddito operativo si è dimezzato. E le tre righe in fondo alla tabella dicono la parte che quasi nessuno guarda.

IL PUNTO DI PAREGGIO È QUASI RADDOPPIATO

Nell’anno 1 l’azienda copriva tutti i costi a 1,3 milioni di fatturato. Nell’anno 3 le servono 2,5 milioni per non perdere denaro. Ha spostato in alto la soglia sotto la quale è in perdita.

IL MARGINE DI SICUREZZA SI È DIMEZZATO

Prima poteva perdere un terzo del fatturato e restare in pareggio. Adesso può perderne il 15%. Un cliente importante che se ne va, o un anno storto, e l’azienda va sotto.

LA SENSIBILITÀ È PIÙ CHE RADDOPPIATA

Il grado di leva operativa misura di quanto si muove il reddito quando si muove il fatturato. Era 3, adesso è 6,6: un calo del 10% delle vendite oggi toglie il 66% del reddito operativo, dove prima ne toglieva il 30%.

È qui la differenza tra crescere e svilupparsi. Questa azienda ha assunto la fragilità tipica di una struttura a costi fissi alti, senza prendersi il margine che quella struttura dovrebbe giustificare. Nessuno, al suo interno, ha sbagliato una decisione. Hanno sbagliato l’obiettivo su cui le decisioni venivano prese.

Il fatturato è ciò che entra. Non è ciò che resta.

TRE NUMERI DICONO SE STAI CRESCENDO O SE TI STAI SVILUPPANDO

Il fatturato da solo non lo dice mai. Servono tre indicatori, e quasi ogni impresa può ricavarli dai dati che ha già.

1. IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE IN PERCENTUALE

Quanto resta di ogni cento euro venduti, dopo aver tolto i costi che variano con le quantità. È il numero che dice quanto sei pagato per quello che fai, indipendentemente da quanto ne fai. Se il fatturato sale e questa percentuale scende, stai comprando volume con lo sconto.

IL PUNTO DI PAREGGIO

Il fatturato sotto il quale l’azienda perde denaro. Sale ogni volta che aumentano i costi fissi: una persona in più, un capannone più grande, un macchinario in leasing. Un’azienda che cresce alzando il proprio punto di pareggio ha spostato in alto anche il pavimento sotto cui cade.

IL MARGINE DI SICUREZZA

La distanza percentuale tra il fatturato di oggi e il punto di pareggio. È quanto puoi sbagliare — o quanto può sbagliare il mercato al posto tuo — prima di andare sotto. È il numero che nessuno guarda finché non serve, e allora è tardi.

Se il fatturato sale e anche uno solo di questi tre peggiora, l’azienda è cresciuta e non si è sviluppata.

CI SONO QUATTRO MODI DI AUMENTARE IL REDDITO. IL VOLUME È IL TERZO.

Il reddito operativo di un’impresa dipende da quattro variabili, e su tutte e quattro si può intervenire: il prezzo di vendita, il costo variabile unitario, i costi fissi e il volume venduto. Non hanno lo stesso peso.

Questo è cosa succede a un’azienda quando ciascuna delle quattro si muove del dieci per cento, tenendo ferme le altre tre.

 

Leva

Variazione

Reddito operativo

Prezzo di vendita

+10%

da 100 a 270

Costo variabile unitario

−10%

da 100 a 220

Volume venduto

+10%

da 100 a 150

Costi fissi

−10%

da 100 a 140

Caso base: prezzo unitario 8,50 €, costo variabile unitario 6,00 €, costi fissi 400 €, volume 200 unità, reddito operativo 100 €. Le grandezze assolute dipendono da questa struttura; l’ordine delle quattro leve è invece stabile in quasi tutte le imprese con margini simili.

Vendere il dieci per cento in più aumenta il reddito del cinquanta per cento. Farsi pagare il dieci per cento in più lo aumenta del centosettanta. Il motivo è semplice: quando aumenti il volume, aumentano anche i costi variabili, e ti resta solo il margine sui pezzi in più. Quando aumenti il prezzo, non aumenta niente. Resta tutto.

Questa è la ragione economica per cui esiste il posizionamento. La leva più potente delle quattro è l’unica che non dipende dalla produzione, dagli acquisti o dall’organizzazione: dipende da quanto il mercato è disposto a pagarti. E quanto il mercato è disposto a pagarti dipende dalla posizione che occupi nella sua testa.

Vendere il 10% in più non è come farsi pagare il 10% in più.

NON STIAMO DICENDO CHE CRESCERE SIA SBAGLIATO

Ci sono situazioni in cui aumentare i volumi è esattamente la mossa corretta, e sono riconoscibili.

Quando il margine di contribuzione percentuale resta stabile mentre il fatturato sale, la crescita non sta costando nulla. Quando i costi fissi restano fermi perché la capacità produttiva era sottoutilizzata, ogni euro in più di margine scende direttamente sul reddito. Quando il volume serve a raggiungere una soglia — di acquisto, di produzione, di presidio di un mercato — al di là della quale la struttura dei costi cambia in meglio.

In tutti e tre i casi la crescita è la conseguenza di una decisione presa prima. Il problema non è crescere: è crescere come obiettivo, cioè senza che nessuno abbia stabilito prima quale posizione l’azienda debba occupare e a che condizioni.

COSA CAMBIA QUANDO SMETTI DI MISURARTI SOLO SUL FATTURATO

Si può finalmente dire di no

A un cliente che porta volume e toglie margine. A una commessa fuori standard che manda in tilt la produzione. A un ordine che si prende solo scontando.

Il prezzo smette di essere l’ultima variabile

Se sai quanto vale un punto di margine sul tuo reddito, uno sconto smette di essere una concessione commerciale e diventa una cifra che qualcuno deve autorizzare.

Gli investimenti si valutano sul pavimento, non sul soffitto

Un macchinario, un’assunzione, un capannone: ognuno alza il punto di pareggio. La domanda giusta non è quanto fatturato porterà, ma di quanto sposta la soglia sotto la quale perdi denaro.

Il budget smette di essere una trattativa interna

Le risorse non vanno più a chi le chiede con più forza, ma dove producono più margine per euro investito.

La banca legge un progetto, non una richiesta

Un piano costruito su margini, punto di pareggio e condizioni verificabili è un documento diverso da una previsione di ricavi in crescita. Il capitale non è mai stato il limite delle imprese italiane: lo è stato il progetto che avrebbe dovuto indirizzarlo.

Crescere è aumentare una dimensione. Svilupparsi è cambiare il rapporto tra ciò che entra e ciò che resta.

LO SVILUPPO NON È UNA DIREZIONE. È UNA DESTINAZIONE SCELTA.

Tutto quello che hai letto qui descrive come si riconosce uno sviluppo e come si misura. Ma nessuno di questi numeri dice dove l’azienda debba andare: dicono soltanto se ci sta andando o no.

Quella decisione ha un nome preciso e delle regole precise, ed è la sola cosa da cui una strategia può cominciare.

DOMANDE FREQUENTI

Volete dire che crescere è sbagliato?

No. Vuol dire che crescere è un risultato, non un obiettivo, e che confonderli costa. La crescita che arriva da uno sviluppo — margini più alti, clienti che tornano, meno dipendenza da un singolo canale — è solida. La crescita cercata per se stessa si paga in margine, in cassa e in fragilità.

Come faccio a capire se sto crescendo o sviluppandomi?

Con i tre numeri della Sezione precedente: margine di contribuzione percentuale, punto di pareggio, margine di sicurezza. Se il fatturato sale e anche uno solo dei tre peggiora, stai crescendo senza svilupparti. A questi si può aggiungere un quarto controllo: quanto pesa il cliente più grande sul totale.

Il mio commercialista non me ne ha mai parlato. Perché?

Perché non è il suo mestiere. Il bilancio civilistico è costruito per assolvere obblighi fiscali e informare i terzi, non per guidare decisioni: non separa i costi fissi dai variabili, e senza quella separazione margine di contribuzione e punto di pareggio non si possono calcolare. Servono gli stessi dati, riclassificati in un altro modo.

Alzare i prezzi non mi farà perdere clienti?

Alcuni sì, e va messo in conto. La domanda giusta non è se ne perderai, ma quanti puoi permetterti di perderne: con un margine di contribuzione del 30%, un aumento di prezzo del 10% resta conveniente anche perdendo circa un quarto dei volumi. È un calcolo, non una scommessa — e va fatto prima, non dopo.

Da dove si comincia, concretamente?

Dalla riclassificazione dei costi in fissi e variabili, che è un lavoro di giorni e non di mesi, e dal calcolo del margine di contribuzione per linea di prodotto o per famiglia di clienti. Nella maggior parte delle imprese quel primo calcolo produce almeno una sorpresa: il prodotto che fattura di più quasi mai è quello che rende di più.